2016

2016

 

 

Per la terza visita in Zambia (aprile 2016), ho portato con me circa 100 kg di bagagli contenenti integratori multivitaminici e altri materiali per arricchire ulteriormente la zona di fisioterapia del centro per bambini Kasisi. Al mio arrivo, dopo esser stato calorosamente accolto da tutti i bambini, sono andato subito nella stanza della fisioterapia dove ho trovato una delle “mummys” che eseguiva un trattamento . La scena era così toccante ed emotivamente ricca che mi fece commuovere. Constatare coi propri occhi che il luogo che abbiamo sudato per creare e le tecniche che abbiamo passato senza non poche complicazioni venivano impiegati al meglio delle possibilità, anche durante la nostra assenza, è una sensazione indescrivibile. Potevo infine osservare i frutti del progetto a lungo termine di fisioterapia cominciato l’anno precedente ed affermare che abbiamo avuto successo.

 

Già dal primo giorno ho cominciato a ricevere pazienti, ma solo dopo aver sistemato e riorganizzato la stanza della fisioterapia.

I bambini fisicamente molto disabili erano sistemati in seggiolini simili a quelli che vengono utilizzati nelle macchine, lasciandoli in una posizione da considerare tutt’altro che benefica. Ho provato a migliorare la loro postura in tutti i modi possibili e servendomi di ogni mezzo a mia portata, però purtroppo erano ancora ben lontani da una posizione ideale.

 

Durante questa visita mi sono imbattuto in una speciale sedia a rotelle che sarebbe stata perfetta per questi bambini lasciati in posizioni precarie sui seggiolini. Dopo svariate ricerche, ho scoperto che queste sedie a rotelle vengono costruite da un gruppo di volontari australiani per poi venir donate a chi ne necessita davvero gratuitamente, quindi con unico costo quello del loro trasporto. Mi sono messo subito in contatto con questi volontari per cercare di organizzare il trasporto di alcune sedie per il centro per bambini Kasisi.

 

Due bambini che non potevano camminare quando li ho conosciuti la prima volta nel 2014, ora correvano allegramente in giro e giocavano con il resto del gruppo.

 

Dopo i primi giorni di sedute continue, ho cominciato a ritagliare del tempo per ripassare e aggiornare gli insegnamenti trasmessi alle “mummys”, cercando di spiegare il più possibile nel poco tempo a disposizione. Per stimolarle, ho creato un certificato che attesta la loro partecipazione al corso di formazione per esercizi terapeutici per bambini con disabilità fisiche. Erano davvero contente ed eccitate di avere un pezzo di carta che prova le loro competenze e premia i loro sforzi. Inoltre ho creato dei fogli sui cui scrivere i resoconti delle terapie, in modo da informare i volontari che ci seguiranno sul lavoro fatto e dargli le basi per organizzare al meglio la terapia futura.

 

Dopo due settimane al centro per bambini Kasisi sono andato a Mfuwe, un paese al confine del parco nazionale South Luangwa (un’ora di volo da Lusaka), per incontrarmi con Nathalie (volontaria olandese) e aiutarla nel programma di Touch Therapy che aveva istituito. Lo scopo di questo progetto era di lavorare contemporaneamente con le madri disabili e i loro figli a loro volta disabili, situazione purtroppo frequente in queste zone. Prima del mio arrivo, Nathalie aveva già cominciato a insegnare esercizi e mobilizzazioni basandosi esclusivamente sui suoi libri, visto che non c’erano fisioterapisti nel raggio di chilometri.

 

 

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